GaspareScimò

Amo Alessandra, i miei figli e scrivere. Il resto mi serve solo a far meglio queste tre cose.

Saranno passati dieci anni, da quella sera che sono andato a cena fuori e c’era quel ragazzo che girava per i tavoli. Magro, piccolino, il fisico asciutto. E nero. Nerissimo.
Le sue braccia roteavano sui tavoli di chi aveva finito di mangiare, e dopo aver raccolto tutto tornava in cucina a pulire. Indossava una polo di un verde che non era più verde con delle strisce gialle che non erano più gialle e uno stemma con la bandiera del Brasile che non era più la bandiera del Brasile. Non so bene perché, ma appena l’ho avuto  a tiro gli ho detto – Bella questa maglietta!
– Se vuoi te la regalo – mi rispose lui.
Mi piaceva troppo quella polo, credevo che fosse un pezzo unico al mondo e che se anche ce ne fosse stata un’altra, il tessuto non poteva mai essere consumato allo stesso modo, quindi risposi – Sì, grazie.
Il ragazzo sorrise e io, che quando parlo scelgo sempre le parole più sbagliate, aggiunsi – Però la voglio pagare.
– No, no – disse lui – Ma prima di dartela, la devo lavare.
Ci incontrammo dopo due giorni e io portai qualcosa con me.
La polo era pulita, profumata e piegata dentro una busta di plastica. La stampa della bandiera del Brasile e una targhetta con la scritta in arabo…
L’ho indossata e amata talmente tanto, questa polo, che ormai Alessandra prima di uscire mi chiede – Ti metti la divisa, vero?
Oggi il verde è ancora meno verde, le strisce gialle sono ancora meno gialle e lo stemma con la bandiera del Brasile è ridotto pressoché a una macchia.
Forse è per questo che mi ha colpito molto che in quelle poche battute che ho scambiato con Nicola Lagioia mi abbia proprio detto – Bella questa maglietta!
Io non gli ho risposto nulla, sia perché ero troppo emozionato di vederlo, sia perché sospettavo che mi stesse prendendo per il culo e anche perché nessuno, prima di lui, mi aveva mai fatto un complimento per questa polo. Comunque sia, nell’ipotesi remota in cui lo abbia pensato davvero e che abbia letto in quel tessuto consumato la stessa emozione che lessi io a suo tempo, voglio rispondergli come ha fatto quel ragazzo con me – Se vuoi te la regalo.

Sempre nell’assurda ipotesi che Nicola Lagioia leggerà mai questo post.

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