GaspareScimò

Amo Alessandra, i miei figli e scrivere. Il resto mi serve solo a far meglio queste tre cose.

Questa notte ho sognato che stavo comprando qualcosa da mangiare in un panificio e con me c’era Alessandra. Nella vetrina ci sono

pizze, schiacciate, focacce, brioche, panini, sandwich e mille altre cose. Ogni cosa è condita fino a scoppiare. Un tripudio di colori: il rosso vivo della ventricina piccante, quello rosa del prosciutto cotto, il rosso opaco del prosciutto crudo con le strisce bianche, le 50 sfumature di bianco dei vari tipi di formaggio… Dietro il bancone, a servire i clienti, c’è Monica Bellucci che mi fissa ammiccando, ma io continuo a guardare la vetrina, indeciso su cosa prendere per prima. Alla fine scelgo di cominciare con un pezzo di pane cunzato: una pagnotta dorata e soffice con pomodoro, caciocavallo, acciughe, origano e olio. Tanto olio.

Monica Bellucci, con tanto di berretto e camice bianco mi porge il pane, ma non faccio in tempo ad afferrarlo perché Alessandra mi fa – Amore, ma non ti ricordi che sei vegano?

Il sogno si trasforma in un incubo. Monica Bellucci mi sorride e il camice le si allarga quanto basta per lasciarmi intravedere le forme prosperose del suo seno, ma io ho occhi soltanto per il cibo in vetrina: ho una fame bestia! Da dietro il bancone, poi, spunta pure Andrea Camilleri, anche lui vestito da salumiere.

– Buongiorno Gaspare – mi dice.

– Buongiorno maestro – rispondo io – Ma come fa a sapere il mio nome?

– Io leggo sempre tutti i tuoi post. Non me ne perdo nemmeno uno. Anzi mi hai dato un’idea, dopo “Un mese con Montalbano” scriverò “Un mese vegano con Montalbano”. Una serie di indagini intervallate da piatti vegani.

Monica Bellucci non riesce a staccarmi gli occhi di dosso e la cosa mi infastidisce perché non voglio distrazioni, voglio solo mangiare.

– Ma che c’è, non ne hai fame? – dice Camilleri.

– Certo che ho fame. Sto morendo di fame.

Mi rendo conto che l’unica cosa che posso mangiare sono le panelle, quindi chiedo a Monica Bellucci di prepararmi un panino, ma lei si porta l’indice sulle labbra, poi afferra la punta del dito fra gli incisivi e fa di no con la testa.

– Come no? – chiedo io.

– Le panelle sono tutte prenotate – dice lei come se stesse avendo un orgasmo.

– Senti – mi dice Camilleri – Che ne dici se scriviamo un romanzo? Io e tu insieme? Gli arancini vegani di Montalbano.

Non faccio in tempo a rispondere, perchè Alessandra mi molla una sberla e urla – Ma la vuoi smettere di sbavare per quella?

Io inizio a piangere e a sbattere forte i palmi della mani sulla vetrina gridando – Ho fame! Basta, basta! Non ce la faccio più!

A questo punto, la Bellucci appoggia l’avambraccio sulla spalla di Camilleri che con estrema lentezza porta una sigaretta alla bocca. In pochi istanti il fumo annebbia tutto l’ambiente e l’unica cosa che riesco a distinguere sono le sagome dei due che adesso ridono diabolicamente.

Mi sveglio di colpo, come se riemergessi da una lunga apnea.

– Che c’è amore? – dice Alessandra.

– Niente amore, avevo sognato che ero diventato vegano.

– Ma non è un sogno, hai deciso di fare ‘sta minchiata e sei arrivato al 23° giorno.

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