GaspareScimò

Amo Alessandra, i miei figli e scrivere. Il resto mi serve solo a far meglio queste tre cose.

Non avrei mai immaginato che mi avreste seguito così numerosi. Perfino il gestore della bottega di frutta e verdura di San Lorenzo Mercato – dove qualche volta vado a cenare – con un sorriso complice mi ha detto – L’ho capito che questa è cosa di un mese.
E pure il mio capo legge questo diario. Certo, non è che ora mi metterò qui a prodigarmi in salamelecchi nei suoi confronti, non sarebbe elegante. Ne approfitto solo per mandargli un saluto: ciao capo, sei il migliore!

Sono sempre di più le persone che incrocio e mi dicono – Ma lo sai che sei fatto più sgonfio? E a proposito di questo, torno a parlare del mio capo un momento. Ogni volta che mi è capitato di chiacchierare con lui, in questi giorni, ha provato a mettermi in guardia sui rischi di questa mia scelta – Vedi che perdi tutto il tono muscolare. Ti afflosci – dice – Io ti ho avvisato. Mi racconta di un tizio, un giocatore di tennis, credo, che dopo essere diventato vegano non ha vinto più un cazzo, come dice lui. Intanto, fino ad oggi, la mia bilancia super-tecnologica dice che ho perso solo massa grassa, ma il capo, si sa, ha sempre ragione.

Con mia grande gioia non ho più quel senso di gonfiore che avevo i primi giorni e non avverto neanche un po’ la mancanza della carne o del formaggio. Inspiegabilmente, provo come un senso di avversione nei confronti di questi alimenti. Una strana sensazione, perché se da una parte sono certo che mai e poi mai potrei rinunciare al piacere di una sfida con una fiorentina di un chilo o al sapore di un tagliere di salumi, dall’altra, in questo momento, sento di star bene così. Un’altra cosa a cui sto prestando molta attenzione è il risparmio economico, infatti seppur consapevole che in un ristorante vegano sono capaci di farti pelo e contropelo rifilandoti una composizione a base di scalogno e songino, mi sto rendendo conto che nella vita di tutti i giorni riesco a preparare un pasto gustoso e nutriente con pochi euro. Altra cosa interessante è quanto un’alimentazione così estrema, se mi si passa il termine, tenda a isolarti, fino a discriminarti. Insomma, più o meno. Per esempio, qualche giorno fa, ritrovandomi in compagnia di amici intenti ad abbuffarsi di ogni ben di Dio, più volte mi è stato chiesto – Ma la prossima volta che ci vediamo fai ancora ‘sta dieta? Ho avuto come l’impressione che mangiare diversamente ti faccia percepire come assente. Quasi estraneo. O forse, una nota stonata. Ora non è che voglia estorcere a questa righe un noioso sermone, solo che non posso fare a meno di notare quanto sia radicata nella natura dell’uomo l’inclinazione a reagire in un dato modo ogni volta che abbiamo a che fare con qualcosa che consideriamo distante dal nostro concetto di normalità. Con ciò che reputiamo diverso. Un’altra cosa su cui torno a riflettere, invece, è il ruolo fondamentale che ha il cibo nelle relazioni umane, tanto che che spesso mi sembra che l’atto di cibarsi diventi lo scopo principale per cui ci si incontra. E a me questo fatto ha provocato sempre tanta tristezza in passato, quindi figuratevi oggi che mangio così. E allora penso quanto sarebbe bello se il tempo trascorso insieme fosse pregno di entusiasmo a prescindere. E non parlo solo della capacità di scambiarsi contenuti più o meno interessanti o profondi, quanto nell’intenzione di volersi divertire, oltre che con il cibo. Di volersi divertire e di provarci. Cavolo, non ce l’ho fatto, mi è scappato il sermone. Scusate. Torniamo a noi.

Man mano che passano i giorni, escogito nuovi espedienti per rendere saporiti e invitanti i soliti legumi o le solite verdure. Stratagemi per prevenire l’insorgere della noia e i picchi di fame. Per esempio: soffriggere l’aglio insieme a un rametto di rosmarino conferisce all’ovvietà di un piatto di borlotti un profumo che riesce ad appagarmi. Oppure, l’uso di semi di sesamo come spuntini spezza-fame. Ne prendo un pugnetto – circa dieci grammi perché sono molto calorici – li tosto in padella e dopo averli consumati riesco a resistere per almeno un paio di ore. La cosa su cui sto puntando maggiormente sono le quantità, intendo dire che non sono avaro, e che minestra di legumi, minestrone o insalata mista che sia, accompagno sempre il tutto con una porzione generosa di riso o cereali. Ogni tanto mi sono anche concesso un aperitivo vegano, come questo nella foto: birra e arachidi. Un posto così carino che non posso fare a meno di segnalarlo: (Catania). Fra pochi minuti, invece, andrò a cenare in un locale che non conosco. Non ho idea di come e cosa mangerò, ma ormai visto che vi segnalo tutto metto il link anche di questo: Ikebana. E la prossima volta vi racconterò come è andata.

A presto.

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