GaspareScimò

Amo Alessandra, i miei figli e scrivere. Il resto mi serve solo a far meglio queste tre cose.

E alla fine di questo corso della scuola Holden ho capito…

che tra i miei compagni c’era un ingegnere, uno psichiatra, un avvocato, un insegnante, una giornalista… Insomma l’unico coglione ero io;

che conoscere le parole giuste significa aprire nuovi varchi;

che non mi chiederò più, di una determinata storia, se era più bello il film o il libro. L’unica differenza è il linguaggio utilizzato;

che più approfondisco il tema della narrazione e più mi sento a disagio ogni volta che provo a scrivere qualcosa;

che se avessi incontrato Evelina Santangelo e Costanza Quatriglio a scuola, non la Holden, forse oggi la mia vita sarebbe completamente diversa;

che in qualunque corso è importante avere dei buoni insegnanti, ma lo è altrettanto avere dei buoni compagni;

che perfino le cose più semplici, gli oggetti, i gesti quotidiani, un pasto, uno sguardo… Tutto, insomma, racchiude un mondo che si disvela soltanto in proporzione alle nostre capacità di analisi e di visione;

che per cercare di raccontare con precisione quello che accade nella realtà, spesso bisogna ricorrere al mondo della fantasia. Ai “fantasmi” come dice Evelina Santangelo;

che il mio compagno di corso Piercalogero assomiglia alla bella versione di Ron Howard;

che il corso “Inventare luoghi” è stato un viaggio avventuroso, proprio come ci aveva promesso Costanza Quatriglio il primo giorno;

che con una precisa scelta di linguaggio, una videocamera di sorveglianza può essere capace di raccontare chi è l’Uomo;

che un racconto breve può dire più di un romanzo di mille pagine;

che puoi seguire una lezione di otto ore, e più, senza stancarti mai;

che a qualunque età, basta ritrovarsi dentro un’aula e si ritorna ad essere quindicenni;

che ogni volta che scrivo qualcosa provo a dire chi sono e da quale prospettiva guardo il mondo. Anche se racconto di un marito e moglie seduti davanti a un piatto di pasta;

che un racconto può nascere da un’intuizione e contenere tante cose di cui perfino l’autore è all’oscuro;

che anche quando penso di aver scritto tutto quello che volevo dire, in realtà c’è ancora qualcosa che potrei aggiungere;

che ogni volta che imparo qualcosa, e che la mia conoscenza cresce, mi sento più ricco e più vecchio. E forse anche più più solo;

che forse, alla fine, non sono poi così tanto coglione.

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