GaspareScimò

Amo Alessandra, i miei figli e scrivere. Il resto mi serve solo a far meglio queste tre cose.

Un mese da vegano – Quarto giorno

– Ma lo sai che sei fatto più sgonfio? – mi ha detto questa mattina Alessandra.

– In quattro giorni – ho risposto io, infastidito.

– Vero ti dico – insisteva lei.

Poco dopo, in ufficio, una collega mi fa – Vediamo, mettiti di profilo? Ma lo sai che sei fatto più sgonfio?

Ora, io non lo so se si sono messe d’accordo per prendermi per il culo, fatto sta che

io non mi sento più sgonfio. Per niente. Al contrario, mi sento sul punto di esplodere. E di tanto in tanto, lo confesso, qualche piccola o grande esplosione mi scappa. In questi quattro giorni non mi sono fatto mancare la frutta secca e i fagioli. Borlotti, cannellini, di Spagna e neri. Un tipo diverso al giorno.

Il risultato, fino a ora, è che molto spesso credo di provare le stesse sensazioni che avverte una donna in gravidanza quando esclama – Amore, si è mosso!

La nostalgia di alcuni alimenti è più forte della fame – che fino a oggi sto gestendo senza troppe difficoltà. Una doverosa e piccola precisazione, giusto per evitare che la comunità vegana mi si rivolti contro (ammesso che la comunità vegana possa essere interessata alle cazzate che scrivo). La “mia” dieta vegana è prima di ogni altra cosa un’improvvisata avventura/sfida/esperienza che ha due obiettivi precisi: mettere alla prova la mia volontà, perdere peso e ritornare, alla scadenza del mese, ad una dieta onnivora, ma più equilibrata rispetto a prima. Vuole essere anche una parentesi depurativa. Per questa ragione soffro della limitata scelta di alimenti gustosi e capaci di soddisfare il mio palato. Se mangiassi rigatoni alla norma, spaghetti aglio e olio o pasta con la zucchina fritta, come mi suggeriva il mio amico Giovanni su Facebook, significherebbe continuare a mangiare come facevo prima, più o meno.

Questo pomeriggio mentre aspettavo che i bambini uscissero dalla scuola di teatro stavo leggendo un libro di un autore contemporaneo che stimo moltissimo. Un autore palermitano. Ma non è elegante dire qui chi è, sembrerebbe uno squallido messaggio promozionale. (Roberto Alajmo – L’estate del 78 – Edito da Sellerio).

Insomma, a un certo punto del libro, che racconta una serie di eventi autobiografici, l’autore parla di sé e di come si vede oggi che è alla soglia della terza età, e scrive:

“… Capisco chi sostiene che a prima vista sembro antipatico. Sembro antipatico persino a me stesso. E goffo, curvo, con una pancia che non riconosco e mi sembra di non meritare. Io mi sento magro dentro, non escludo di tirare fuori il magro che è dentro di me, un giorno o l’altro…”

Ecco, questo passaggio, ancora meglio di quanto sia riuscito io, esprime il disagio che sto provando disperatamente a scrollarmi di dosso. Liberarmi di quella pancia che, come scrive Alajmo, non riconosco. Quello che sto tentando di fare, a modo mio, non ha nulla a che vedere con l’essere vegano, in realtà. Piuttosto è un modo per tirare fuori il magro che è dentro di me. Perché tutti, dentro, ci sentiamo magri. E non solo Alajmo, credo. Se per caso, invece, siete felicemente grassi, non c’è nessun problema, anzi, vi invidio spudoratamente. Il punto non è essere magri o grassi. Chiaro, no?

Questa sera ho cenato fuori con i bambini, ma non posso dirvi dove, manco mi sponsorizzassero le cose che scrivo (San Lorenzo Mercato). E mentre i bambini giocavano a dondolarsi sull’altalena, tra i profumi delle grigliate di carne e di pesce, quello di frittura e di pizza appena sfornata, ho avuto l’istinto di mandare tutto a monte (avrei scritto a puttane o a farsi fottere perché rendeva di più il senso, ma non sarebbe stato molto elegante). Ero quasi in preda a un raptus, desideravo mangiare di ogni, senza ritegno e un certo punto mi sono alzato, mentre i fagioli nel mio stomaco scalciavano e qualche piccola esplosione si liberava silenziosamente nell’aria. Quando il gestore della bottega di frutta e verdura, dove fino a oggi non avevo mai comprato nulla, mi ha visto davanti la sua vetrina, ha detto – Ma che hai problemi di salute? Che hai il colesterolo alto?

Ho evitato di rispondergli, del resto mica è semplice spiegare tutta questa mia storia senza correre il rischio di essere preso per idiota, quindi mi sono fatto preparare un piatto di verdura e sono tornato a sedermi. I bambini continuavano a giocare e a rincorrersi e io mangiavo. Ora voi non ci crederete, forse sarà per la fame, ma quel piatto di verdure me lo sono goduto da morire. Era proprio delizioso, soprattutto quando, come un cane da caccia, sniffavo l’odore di carne che si faceva più intenso.

Domani sera, cena vegana in un ristorante. Sarò in ottima compagnia in una meravigliosa terrazza e davanti ai miei occhi i tetti del centro storico di Palermo. Vi scriverò tutto, ma non potrò dirvi come si chiama il posto, che non è elegante.

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