GaspareScimò

Amo Alessandra, i miei figli e scrivere. Il resto mi serve solo a far meglio queste tre cose.

Un mese da vegano – Il delirio del secondo giorno

Chissà che numero verrebbe fuori, se potessimo conoscere il totale dei pensieri che ogni giorno sfrecciano nella nostra mente; aerei impazziti che si lasciano indietro scie di emozioni tutte diverse fra loro. In questo secondo giorno

di veganesimo, mi rendo conto di quanto il cibo sia come un angolo in cui cercare riparo. Il cibo, perfino l’idea stessa di mangiare qualcosa, costituisce un fondamentale momento di evasione dai pensieri, dalle emozioni e da tutto ciò che ci circonda. Bello o brutto che sia.

Cibarsi è un rito intimo, passionale e di puro godimento, e in soli due giorni, mi sembra di capire meglio di quanto sia riuscito a fare in passato, perché il cibo rappresenti uno dei principali piaceri della vita. Troppo scontato ridurre tutto pensando che è così, poiché dal cibo dipende la nostra stessa vita. Ciò che oggi mi sembra più chiaro che mai è la ricchezza di significati che il cibo racchiude in sé: la storia dei popoli, l’arte, l’ingegno, la fantasia, lo spirito di adattamento, la solidarietà, l’avidità… O, come nel mio caso, una piccola sfida. Mi sto convincendo che il cibo, e soprattutto l’azione di nutrirsi, sia una delle vie che permette all’uomo di incontrare e celebrare se stesso. Una ricerca che in alcuni casi può significare perdersi.

Cazzo: se al secondo giorno è questo il mio livello di delirio, non oso immaginare cosa potrò scrivere al ventesimo. O al ventinovesimo!

Mi ha fatto piacere leggere i vostri numerosi commenti su Facebook: il veganesimo è un argomento che divide e fa discutere, ma il mio obiettivo non è quello di arrivare a una conclusione su cosa significhi essere vegano. Non voglio giudicare chi lo è abitualmente, e soprattutto, non sto valutando la possibilità di diventarlo. Sto semplicemente facendo un’esperienza, e di tanto in tanto ne scriverò.

Ma basta divagare, andiamo più nel concreto: ammetto che l’unica bella notizia di oggi, è che mancano 28 giorni prima che finisca questa tortura che mi sono auto inflitto. Anche oggi ho bevuto la mia dose di vitamina B12 in lattina con caffeina e taurina (leggasi energy drink), anche oggi tanta acqua e anche oggi banana e arachidi. Per rendere tutto più sfizioso oggi le masticavo insieme. Lentamente. Un pezzetto di banana e un’arachide. A ora di pranzo il pensiero di dover mangiare le lenticchie ha spento non solo il mio appetito, ma anche l’entusiasmo di riempirmi la pancia. E se devo essere sincero, banana e arachidi hanno allontanato a lungo il desiderio di cibo. La fame, in generale, non è un problema, è come se lo stimolo, considerando la situazione, si sia assopito. Nel pomeriggio ho avuto un mal di testa, leggero. E per una buona mezz’oretta ho avuto anche le palle girate. Ma sulle palle girate, la dieta vegane non c’entra niente. Lo so per certo. Fortunatamente, un po’ di pistacchi hanno sistemato tutto. Il mal di testa, almeno. Questa sera mangerò una bella minestra di legumi e domani mattina, anche se sarò soltanto al terzo giorno, mi sa che proverò a vedere cosa dirà la bilancia.

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