GaspareScimò

Amo Alessandra, i miei figli e scrivere. Il resto mi serve solo a far meglio queste tre cose.

Se ci capita di passare accanto alle giostre, quelle piccoline che si attivano per qualche minuto inserendo una moneta, Moreno dice sempre – Quelle no, papà. Vero?

– No, quelle no – gli dico io, ma non ho ancora capito se in realtà un giretto se lo farebbe ancora, adesso che è “grande”.

Se invece passiamo

davanti a un biliardino, allora non ho scelta e ci dobbiamo fermare. Le regole sono chiare: non si rulla e quando finiscono le palline ce ne dobbiamo andare.

Moreno muove le manopole concentratissimo e anche io lo sono, perché cercare di far vincere l’avversario senza farglielo capire è molto più complicato di provare a vincere e basta.

Lo aspetto, mentre si sposta dalla difesa all’attacco, e dall’attacco e alla difesa, e quando ci riesco provo a passargli la palla fingendo di sbagliare.

A volte, per fare un gol ci vogliono diversi minuti. Lui si agita in punta di piedi, da una parte all’altra e, a volte, quando la palla si ferma, mette la manina in campo e avvicina la palla ai piedi rossi del suo giocatore. Molto spesso, anche in questi casi non riesce ad assestare il colpo. Io urlo – Liscio! – e lui scoppia a ridere. Insomma, è proprio una bella battaglia e la cosa che mi piace di queste partite, tutte nostre, è sentire la sua voce, dolce come poche altre cose al mondo, ripetere in continuazione – Vinci papà. Vinci!

Moreno si impegna con tutto se stesso a vincere, si vede che ce la mette tutta. A volte vince lui e altre io. Nonostante ciò continua a ripeterlo. Sempre.

– Vinci papà. Vinci!

E io penso che Moreno, in ogni cosa che fa, ne fa diverse, a volte troppe. Contemporaneamente. Ed è questa una delle ragioni per cui fatica il doppio rispetto agli altri bambini. Anche quando cammina fa più cose insieme: cammina, salta, sta sulle punte, e spesso mentre va avanti guarda indietro, perché qualcosa ha catturato la sua attenzione. Moreno, come sto imparando col tempo, è come un treno che viaggia spostandosi di continuo su più binari. E più volte mi capita di pensare che per lui ci vorrebbe un capostazione molto più esperto di me. Però, piano piano, stiamo crescendo insieme.

Ecco, adesso che gli basterebbe un colpo deciso per fare gol, continua a dire – Vinci papà. Vinci!

E io capisco che siamo la stessa cosa, profondamente uniti e più simili di quanto può sembrare. Tanto che giochiamo allo stesso modo, perché anche io durante le nostre partite ripeto sempre, dentro di me – Vinci Moreno. Vinci!

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