GaspareScimò

Amo Alessandra, i miei figli e scrivere. Il resto mi serve solo a far meglio queste tre cose.

Sono consapevole del rischio di poter sembrare retorico fino alla nausea, ma la necessità di scrivere queste parole è più forte di me.
Questa mattina quando ho svegliato i miei bambini, pensavo troppo a quei due poveri angeli, le due bambine che da quel letto non si alzeranno mai più. La nuova ondata di gelo in Italia non arriva dalla Siberia e non si chiama Burian, ma da Cisterna di Latina e il suo nome è Luigi Capasso.
Una tragedia, quella consumata ieri, che sembrava già scritta. Sui giornali e i notiziari saltano fuori una serie di dettagli che sembrano non lasciare alcun dubbio: è la cronaca di una tragedia annunciata. Un carabiniere col passato torbido, già sospeso dal servizio per ben cinque anni perché accusato di truffa. Reintegrato in servizio solo grazie alla prescrizione del reato. Una donna, Antonietta Gargiulo, che aveva fatto di tutto per proteggere lei e le sue figlie dall’uomo che un tempo aveva amato. Un esposto alla Questura per le aggressioni subite, una chiacchierata con il comandante del marito nella speranza che questi potesse fare qualcosa, il coinvolgimento dei servizi sociali. Era intervenuto perfino il parroco. Niente è servito, e ironia della sorte, tre mesi fa il militare era risultato idoneo ad un test della commissione medica militare che lo ha considerato idoneo al servizio. Riflettevo su questo, mentre vestivo i miei bambini, che assonnacchiati, oggi, mi sembravano più teneri che mai. Li sbaciucchiavo incapace di comprendere come sia possibile che a uccidere i propri figli sia la prima persona al mondo che dovrebbe proteggerli.
– Dai mettetevi i cappotti che scendiamo – ho detto loro, nel frattempo recuperavo tutti i bagagli da portare giù.
Mia figlia Havana dava un colpo di gomito sul braccio al fratello, come per dire senti cosa sto per dirgli – Papà, ma cosa ci devi fare con questo borsone?
– Devo andare in palestra.
Tutti e due sono scoppiati a ridere come se avessi fatto la battuta più divertente del mondo.
– E cosa fai in palestra? – ha detto Moreno.
– Corro – ho detto io.
Ancora risate.
– E come così? – ha detto Havana. E a quel punto si è messa a scimmiottare in modo goffo una corsa sul posto.
Mi sono messo a ridere anche io, poi ho aperto la porta di casa e ho detto – Dai, andate a chiamare l’ascensore.
Moreno mi ha guardato e ha detto – Papà, io non voglio mai che mi cresce la pancia.
Poi, prima di uscire di casa, tutti e due hanno preso un sacchetto. Uno ciascuno.
– Ti aiutiamo noi, papà – ha detto Havana.
Io ero per metà con loro e per metà avevo ancora quella storiaccia triste e dolorosa che mi ronzava in testa. E l’unica cosa che mi è venuta in mente è che una delle poche certezze della vita è che non esiste nessun rimedio alla follia. Questa è l’unica tragedia annunciata.

Una risposta a "Cronaca di una tragedia annunciata"

  1. laurettafilippi ha detto:

    Io sono una sostenitrice del “potrebbe capitare a chiunque”, non è una giustificazione eh, ma una consapevolezza che il cervello può impazzire. Però non tollero e non capisco davvero perché, nonostante tutte le avvisaglie, nessuno è stato capace di allontanare quella persona dalla famiglia e magari offrirgli un tipo di sostegno medico. Senza parole.

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