GaspareScimò

Amo Alessandra, i miei figli e scrivere. Il resto mi serve solo a far meglio queste tre cose.

Sarà successo a tutti di passare la notte su un divano, mettersi una sveglia accanto e poi abbandonarsi alla notte. Chiudere gli occhi per la stanchezza, senza quel conforto che solo un materasso e delle lenzuola sanno donare.
Elisa Esposito, la protagonista di Shape of Water di Guillermo Del Toro, è così che dorme. Ogni notte. Poi, a un certo punto, la sveglia trilla e la sua giornata ha inizio. Questa è la scena iniziale del film ambientato negli Stati Uniti degli anni 60. Ed è proprio in quel divano che si trova il primo simbolo capace di rappresentare la protagonista: Elisa è una donna sola e muta che piuttosto che trovare ristoro in un comodo letto preferisce rannicchiarsi in un divano, come se fosse un rifugio. Una persona immersa in un mondo fatto di emozioni e abitudini che si ripetono ogni giorno con tenerezza. Come il suo bagno caldo, al mattino, con la vasca piena fino all’orlo e la sua mano tra le gambe alla ricerca di una dose di piacere. Come le uova, immerse nell’acqua bollente in attesa dello scampanellio del contaminuti per essere portate a lavoro come pranzo. Donna delle pulizie in un laboratorio militare che conduce misteriosi esperimenti, ama il cinema, il ballo, la musica e i suoi due unici amici.
Shape of Water è un inno all’amore (e all’amore per il cinema, considerando i diversi omaggi che il regista semina un po’ qua e un po’ là).
La storia scorre piacevolmente, dall’inizio alla fine, ma ciò che rende unica questa pellicola è la convincente atmosfera tra sogno e realtà. La poesia di chi, come Elisa, è in grado di guardarsi intorno senza il timore di aprirsi o di scoprire chi è l’altro, anche se, come nel caso del film, le sembianze di chi ci si trova davanti sono quelle di un mostro. Shape of Water invita a considerare l’amore come una forma di comunicazione complessa e inesplicabile. Un linguaggio che a volte siamo costretti a inventare e sperimentare. Un potente codice che aiuta a conoscere l’altro e ad entrare in sintonia fino ad abbandonarsi reciprocamente. L’unico presupposto necessario è la conoscenza di sé, della propria natura e dei propri sentimenti, anche se per riuscirci fossimo costretti a rannicchiarci in un divano, piuttosto che riposare in comodo letto.

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