GaspareScimò

Amo Alessandra, i miei figli e scrivere. Il resto mi serve solo a far meglio queste tre cose.

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Ieri, durante la pausa pranzo, ho deciso di prendere una boccata d’aria, quindi sono andato nel cortile sul retro dell’edificio e mi sono messo seduto sopra un muretto. Il cemento era impregnato d’acqua e la sensazione di umido sulle chiappe è stata sgradevolissima, ormai però mi ero seduto e ci sono restato. Il cielo era quasi tutto blu, non soffiava nemmeno un alito di vento e il sole sembrava volesse dirmi

-Non ti preoccupare, ancora un poco e ce lo togliamo dalle palle questo inverno!
Sapere di avere i minuti contati – nel senso che essendo in pausa pranzo, se tardavo a rientrare il mio capo poteva incazzarsi come un toro – mi faceva apprezzare ogni singola cosa fino a esaltarla. Perfino quel pezzetto di terra che avevo davanti agli occhi, tutto pieno di erbaccia puntinata di papaveri rossi, mi sembrava bellissimo.

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Mi sono soffermato a guardare la strada attraverso la griglia metallica che recinta tutta l’area: in quella zona, di solito, non passa mai nessuno. C’è una strada senza uscita e quindi, tranne i colleghi che posteggiano e i condomini dei palazzi vicino, si può beccare solo un’automobile che si apparta per testare le sospensioni.
Il tempo stava per finire e rientrare mi veniva difficile per via di quel tepore sul viso e sulla mia povera testa semi-pelata. Dalla strada il suono di alcuni passi e a seguire un ragazzino robusto che si trascinava sulle spalle uno zaino pieno di libri. Appena l’ho visto gli ho sorriso subito come se lo conoscessi, mi faceva pensare a Moreno, mio figlio. A come sarà tra un po’ di anni. E mi faceva pensare a me. A come ero, più o meno, qualche anno fa.
Mentre il mio sorriso accompagnava i passi del ragazzino, però, realizzavo che ai suoi occhi, dietro quella griglia di ferro, seduto sopra un muretto umido e con quel ghigno in faccia, dovevo avere proprio un aspetto inquietante.
– Speriamo che non mi prenda per uno schifoso maniaco – ho pensato. E all’istante ho cancellato quel sorriso ebete che avevo stampato in faccia. Il ragazzino, invece, ha sollevato il braccio mostrandomi il palmo della mano con le dita ben distese, quindi ho riacceso il sorriso e l’ho salutato anche io.
Il ragazzino poi è scomparso, io mi sono alzato in piedi e la prima cosa che ho fatto è stata pregare il buon Dio di non farmi avere una vistosa chiazza bagnata sul culo.
Un attimo prima di tornare dentro, l’istinto mi ha fatto girare la testa in un punto preciso verso l’alto: al secondo piano c’era un vecchio che mi guardava.
– Chissà da quanto tempo mi tiene d’occhio – ho pensato.
Se ne stava in piedi in compagnia di un’asta reggiflebo, con il viso incollato al vetro.
Ci guardavamo e mi sono chiesto se i raggi del sole regalavano anche a lui un po’ di tepore. Mi sono chiesto se guardandomi aveva rivisto in me suo figlio e se aveva pensato e se stesso. A come era, più o meno, qualche anno fa. Mi sono chiesto se era riuscito a vedere quel ragazzino con lo zaino sulle spalle e allora, nel dubbio, ho sollevato il braccio mostrandogli il palmo della mano con le dite ben aperte.

A quel punto, il vecchio…

Primo finale che ha totalizzato più like sulla pagina Facebook:
Donatella Carrara A quel punto, il vecchio ricambiò il mio gesto, vidi la sua mano magra e il filo della flebo, subito dopo chinò il capo e con l’altra mano coprì i suoi occhi. Stava piangendo, lo capii guardano i movimenti delle sue spalle. Non ci pensai due volte, lo raggiunsi e lo invitai a passare con me alcuni minuti contati .

Secondo finale che ha totalizzato più like sul mio profilo Facebook:
Alessia Randazzo A quel punto il vecchio sembrava aver visto tutto quello che voleva vedere. Suo figlio, che anche ieri non era potuto andare a trovarlo che’ la pausa pranzo è breve per tutti e il nipotino, che da giorni non accompagna e non riprende a scuola.
Si volto’ verso l’asta e divise con lo sguardo i liquidi diretti nella sua vena.
In quella dose di vita attesa, sospesa a dondolare in un’ampolla, trovò un bacio per il nonno e l’abbraccio di suo figlio.
Avrebbe voluto asciugarmi il sedere.
Per ringraziarmi.
Ma, silenzioso, sparì.

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