GaspareScimò

Amo Alessandra, i miei figli e scrivere. Il resto mi serve solo a far meglio queste tre cose.

Altalena 1

In questi giorni, a Palermo, il tempo non è niente male, quindi ne approfitto per far stare i miei figli all’aria aperta.

– Dove volete andare bambini? – faccio la domanda di rito, ma conosco già la risposta.

– A San Lorenzo, papà – dicono in coro.

E a me sta bene, loro fanno merenda, giocano e io mi rilasso un po’. O almeno ci provo, perché proprio quando mi siedo,  Havana dice – Papà, vieni!

Mi sembra piuttosto seria, quasi a disagio.

– Che c’è Havana.

– Papà, ti devo dire una cosa.

– Che c’è. Dimmi.

Sono curioso, perché leggo nei suoi occhi una strana luce, come di imbarazzo.

– Lo sai papà, mi sono innamorata!

– Innamorata?

– Sì papà.

– E di chi? Di un tuo amichetto?

– Di due.

– Di due?

So che non dovrei dare peso a queste sue parole. O almeno, in teoria lo so. In pratica, invece, sento una fitta allo stomaco.

– Ed io? – le dico con due occhi da San Bernardo bastonato – Non eri fidanzata con me?

– Papà, te l’ho detto mille volte: poi tu diventi vecchio. E io che faccio?

– E chi sarebbero questi due? – dico.

Guardo Moreno che si dondola sull’altalena, sereno e innocente come dovrebbero essere tutti i bambini della sua età, poi guardo Havana che sale in piedi sull’altalena come se fosse la trapezista di un circo, e sono sempre più convinto che crescere un figlio maschio sia di gran lunga più semplice.

– Allora, papà, uno è un mio compagno di classe – dice, fa una pausa e aggiunge – L’altro è uno grande.

La fitta allo stomaco diventa più intensa.

– Uno grande? – dico io. Mi sento un idiota che non riesce a fare altro che ripete tutto come un pappagallo.

– Sì, papà. Uno più grande. Solo che è proprio più grande di me.

– Proprio più grande? E chi è?

– Uno di un’altra classe. Va in quarta!

Tiro un sospiro di sollievo, mi viene quasi da ridere, ma resto serissimo e dico – E certo, se è di quarta è molto più grande. Ti consiglio di pensarci.

– Va bene, allora lascio stare. Tanto poi anche lui diventa vecchio, e io sono ancora una ragazzina.

– Brava Havana, lascia stare. Per adesso non ci pensare a queste cose.

Mi sento davvero sollevato, mi siedo a pochi metri, li guardo mentre continuano a dondolarsi e me li godo con tutto me stesso. Per fortuna non ci sono altri bimbi a turno: l’altalena e tutta per loro.

– Papà – dice Havana – Allora non ti preoccupare, restiamo fidanzati io e tu. Va bene?

– Amore, vedi che papà scherza. Quando sarai grande ti troverai un fidanzato. Però ancora è troppo presto per pensare a queste cose. Va bene?

– Sì, però anche se mi fidanzo con un altro, da grande, io voglio restare sempre la tua fidanzata. Va bene?

– Va bene, ruffianella.

Pensavo che il peggio fosse passato e che finalmente potessi godermi cinque minuti sereno e invece, Moreno, che fino a quel momento se ne era stato bello tranquillo a dondolarsi per i fatti suoi, mi fa – Papà, me lo dici perché fratello e sorella non si possono fidanzare?

– Oh cazzo! – penso fra me e me – E ora come glielo spiego?

Havana gli risponde all’istante – Perché fratello e sorella si fanno schifo!

– Ma tu non mi fai schifo – dice Moreno.

– Sì però litighiamo sempre e quindi, per questo, non ci possiamo fidanzare.

Lascio che continuino a discutere fra loro, poi per evitare qualche altra gatta da pelare dico – Adesso facciamo che vi godete l’altalena in silenzio. Va bene? Altrimenti ce ne torniamo subito a casa.

– Va bene, papà – dicono in coro.

– Bravi. Dai sorridete che ora vi faccio una bella foto.

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