GaspareScimò

Amo Alessandra, i miei figli e scrivere. Il resto mi serve solo a far meglio queste tre cose.

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– Gaspare, visto che oggi è il tuo compleanno, decidi tu. Che vuoi mangiare stasera?
– Vero mamma? Posso decidere tutto quello che voglio?
– Sì, tutto quello che vuoi – disse mamma.
Papà se ne stava sulla sdraia (a casa la chiamavano così) a guardare la sua puntata quotidiana di Star Trek.
– Sì però ti devi sbrigare a decidere, che fra un po’ il supermercato chiude – disse mamma.
Mi scorreva in mente una sequenza infinita di piatti e alla fine   scelsi.
– Mamma, ho deciso: voglio i toast.
– I toast?
– Sì.
– Sei sicuro? – mamma mi guardava come se stessi sprecando un’occasione, ma io mi ero convinto così.
– Sì, mamma. Però ne voglio tanti.
Papà abbandonò per un istante l’equipaggio dell’Enterprise, girò la testa verso di me e mi guardò con la stessa faccia inespressiva del signor Spock.
– Ti faccio tutti quelli che vuoi – disse mamma.
A ora di cena, tirò il tostapane fuori dallo stipetto. Era conservato dentro l’imballo originale, con tanto di polistirolo e busta di plastica. Quando lo poggiò sul tavolo misi il naso dentro una delle fessure e tirai forte un odore di formaggio fuso e plastica. Papà tagliava le fette di prosciutto. Tutte uguali. E io li guardavo, mamma e papà, all’opera, che preparavano da mangiare insieme.
Poi mamma girò la manopola bianca, sul fianco dell’apparecchio, e la scatola metallica prese a ticchettare come un orologio. Mamma condiva, e ogni due minuti spaccati papà tirava fuori i toast e li girava per dorarli anche dall’altra parte.
Il primo a me e il secondo a mamma, lui aspettava, perché se ne potevano fare solo due alla volta. Quando fu pronto il suo non gli diedi nemmeno il tempo di masticare.
– Ti piacciono papà? – dicevo.
Lui non rispondeva subito e io insistevo – Papà, ti piacciono?
Apriva la bocca come se parlare gli costasse enorme fatica e scocciato diceva – Da Morire.
– Papà, ma sei triste?
– No.
– Allora sei contento?
– Felice – diceva lui. Io un po’ mi dispiacevo, non capivo se scherzava o era serio. Non lo capivo proprio, poi la sottiletta colava dai bordi del pane, si attaccava al tovagliolo di carta e non ci pensavo più.
L’odore di pane tostato e formaggio bruciato diventava quasi insopportabile; la festa stava quasi per finire.
– Gaspare, ne vuoi un altro? – diceva mamma.
Io stavo per scoppiare, quindi aprii il bottone del jeans e dissi – Sì.
Masticavo senza fermarmi, mentre papà, con un coltello, trasformava la buccia di un mandarino in un panierino e lo poggiava sulla tovaglia, proprio davanti a me.
Mamma, a quel punto, cominciò a parlare – Il giorno che sei nato tu, papà, giusto giusto, era in caserma e in ospedale mi ci ha portato tuo nonno. Guidava come un pazzo, anche se non ce n’era bisogno. Io pensavo che non ci arrivavo in ospedale. Quando siamo arrivati, mi hanno ricoverata, passavano le ore e tu non ne volevi sapere di nascere. Ho sofferto tantissimo e poi ci sono state delle complicazioni.
A quel punto, papà mi bussò sul braccio, teneva tra pollice e indice due spicchi di mandarino e io feci di no con la testa.
– Tieni – diceva lui.
A me interessava quello che stava raccontando mamma – Mi hanno portata d’urgenza in sala operatoria, con me c’era la nonna. I dottori erano preoccupati e lei continuava a dire che se dovevano scegliere chi salvare, dovevano salvare me. Tua nonna continuava a dire “Non ti preoccupare anche se perdi il bambino ne puoi fare un altro. Devi pensare a te adesso” Ma io non volevo perderti e gridavo ai dottori di pensare a te. A me non m’interessava di avere altri figli: io pensavo solo a te. E meno male che non ho ascoltato a tua nonna.
– Comunque, quando sei nato non ti si poteva guardare – disse papà – Eri proprio brutto.
Stavo mandando giù quella storia e l’ultimo pezzo di toast. Insieme. Adesso mamma stava mettendo il tostapane dentro lo stipetto e papà mi offriva gli stessi due spicchi di mandarino di prima.
– Non ne voglio – dissi io. Gli risposi con insofferenza.
– Avanti – disse papà accennando un sorriso – Mangiali. Per levarti il sapore.
– E chi se lo vuole levare questo sapore.

#compleanno #mamma #papà #nonna #toast #mandarino #anni80 #StarTrek

Una risposta a "Toast"

  1. laurettafilippi ha detto:

    un “banale” momento di quotidianità ma che racchiude tanto altro… bello

    Mi piace

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