GaspareScimò

Amo Alessandra, i miei figli e scrivere. Il resto mi serve solo a far meglio queste tre cose.

Nonno era Amedeo Nazzari.

Nonna era la signora Minù.

Nonno era due mani nere sporche di officina.

Nonna era due mani ad artiglio per l’artrosi.

Nonno era tre parole e un’imprecazione.

Nonna era il dialetto romano, nonostante decenni di vita in Sicilia.

Nonno era un bicchiere di vino rosso allungato con l’acqua.

Nonna era “nun c’ho fame, me so saziata de odori”.

Nonno era un bacio che pungeva come tanti spilli.

Nonna era una macchia di rossetto sulla mia guancia.

Nonno era il vino e l’olio della sua campagna.

Nonna era i filoni di pane e lo sfincione nel forno a legna.

Nonno era una Fiat 128 verde con un intero mercato dentro.

Nonna era la paura che il cibo non bastasse mai.

Nonno era una tuta blu.

Nonna era un grembiule sporco di sugo.

Nonno era un fiume in piena che travolgeva ogni cosa che gli capitava davanti.

Nonna era uno svenimento, con l’accortezza, prima di cadere, di controllare se dietro c’era la poltrona.

Nonno era un punto esclamativo.

Nonna era un punto interrogativo.

Nonno era la lunga attesa di un’intera famiglia, d’estate al villino, per pranzare tutti insieme.

Nonna era il pentolone con l’acqua che bolle.

Nonno era un continuo urlare che metteva allegria.

Nonna era un continuo cucinare che neanche un ristorante…

nonna

Foto di Peppe Tornetta

Nonno era le lacrime di mamma.

Nonna era le liti fra i miei genitori.

Nonno era la mia prima bicicletta azzurra.

Nonna era le mie prime lezioni di cucina.

Nonno era “Mi stanno mangiando queste tasse!”.

Nonna era “Se lo sa tuo nonno…”.

Nonno era  il mio compleanno nel giorno del suo compleanno.

Nonna era il suo compleanno nel giorno del mio onomastico.

Nonno era un pomeriggio davanti all’ispettore Derrick. Che noia!

Nonna era il sabato sera davanti a La Corrida di Corrado. Che risate!

Nonno era la sua manona che mi sciacquava le lacrime quando avevo combinato una marachella.

Nonna era una passeggiata d’estate, in campagna, e un Maxibon.

Nonno era una partita a scopa.

Nonna era un pezzo di pane in pasta tutto per me.

Nonno era era un pizzicone sotto il mento che mi stritolava la carne.

Nonna era un abbraccio accompagnato dalle stesse parole: “fra’n pochetto sei più arto de me”

Nonno era il fumo di una sigaretta sotto il mio naso.

Nonna era il fumo di una ciambella, appena fritta, dentro la mia bocca.

Nonno era un ruggito che faceva tremare le mura di casa, ma che non serviva a nulla.

Nonna era un mormorio capace di cambiare le cose, ma non sempre in meglio.

Nonno era la frase: “Un cci nni sù picciuli”.

Nonna era un frigorifero strapieno.

Nonno era un oggetto distrutto che tornava sano.

Nonna era un piatto nel frigo che tornava a tavola più buono del giorno prima.

Nonno era un funerale con una signora che raccontava ad alta voce come si prepara la caponata.

Nonna era un funerale a cui non ho partecipato.

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: