GaspareScimò

Amo Alessandra, i miei figli e scrivere. Il resto mi serve solo a far meglio queste tre cose.

-Ciao cara, prego accomodati.
– Ciao, scusa il ritardo, ma c’era un casino per strada. Complimenti hai davvero una bella casa!
– Grazie cara. Senti, come prima cosa, vorrei chiederti di firmare qui.
– Firmare? – Sì, una firmetta. Qui, cara.
– Ma cos’è?
– Niente. Una pura formalità, cara.
– Formalità?
– Sì, una liberatoria.- Una liberatoria? E che è?
– Tecnicamente è una dichiarazione con cui un soggetto consente e/o autorizza un altro ad agire in un determinato modo, sollevandone la responsabilità a fini penali, cara.
– Scusa, mi hai invitata a cena, giusto?
– Sì giusto, ma non scaldarti. Non vorrei che partissimo col piede sbagliato, cara.
– No, ma no che non mi scaldo. E che non capisco che cosa c’entri una liberatoria adesso. A cena.
– A niente, cara. Non serve a niente. Ma non si sa mai da qui a vent’anni.
– Da qui a vent’anni cosa?
– Niente, era così per dire, cara.
– Va be’, dammi la penna che firmo.
– È lì sul tavolo, intanto vado un momento in cucina. Gradisci qualcosa da bere, cara?
– Sì grazie.
– Eccomi qua. Cin cin, cara.
– Cin cin.
– Hai firmato, cara?
– Sì, ecco.
– Fa’ vedere. Bene, sembra tutto a posto. Che ne diresti adesso di…mettere in bocca qualcosa…cara.

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