GaspareScimò

Amo Alessandra, i miei figli e scrivere. Il resto mi serve solo a far meglio queste tre cose.

Pane e silenzio, anche quella sera cenavano così. La televisione sparava a tutto volume la sua raffica di pubblicità, ma il fracasso non riusciva a intiepidire l’atmosfera gelida che li avvolgeva.
– Dove sono i tovaglioli? – disse lui.
Lei fece finta di cercarli sul tavolo e inclinò un po’ la testa, guardò dietro la bottiglia e disse – Ora li vado a prendere – ma restò seduta. 
– Lascia stare tanto ho finito – disse lui, ma continuò a mangiare.
Lui teneva gli occhi bassi, nel frattempo lei lo guardava e raccoglieva il fiato come per dire qualcosa, ma alla fine prese a muovere la forchetta come se le parole che voleva dirgli, adesso, le stesse scrivendo sul piatto.
– Buono! – disse lui.
– Sì, buono – disse lei con tono d’approvazione guardando la scatola di cartone del pollo arrosto, quindi poggiò la forchetta sul bordo del piatto.
Adesso era lei che teneva gli occhi bassi, e nel frattempo lui la guardava e raccoglieva il fiato per dire qualcosa. Una cosa qualunque. Ma invece di parlare afferrò il bicchiere pieno di vino, con delicatezza se lo portò vicino al naso e lo annusò. Ma non bevve.
– Lo vuoi tu? – disse lui.
Lei disse – No – ma poi lo prese e lo mandò giù tutto d’un fiato.
Persi con lo sguardo, ognuno nel suo vuoto, la mano di lui si spostava strisciando sulle briciole della tovaglia, mentre la mano di lei, con indifferenza, fuggiva.
– Allora vado – disse lui – ma restò seduto.
– Io sparecchio – disse lei – ma restò seduta. Anche lei.
– Domani a che ora ti svegli? – disse lui.
Lei lo guardò come se non riuscisse a mettere bene a fuoco il suo viso di lui, che imbarazzato sorrise come per scusarsi della domanda, ma lei nemmeno ci fece caso.
– Allora io vado – disse lui come se aspettasse il permesso, ma questa volta si alzò. E gli sembrò di camminare per chilometri anche se in realtà fece solo pochi passi, entrò nella stanza accanto e chiuse la porta.
Anche lei si alzò in piedi, ma invece di sparecchiare si incurvò sul tavolo e cominciò a sbranare i resti del pollo come un animale che non tocca cibo da giorni.
– Buonanotte – disse lui dalla sua stanza, ma lei non rispose perché aveva ancora la bocca piena.
Girò ancora un po’ per casa, lei, e più tardi quando era nella sua stanza, pronta per addormentarsi, sottovoce disse – Buonanotte – ma lui non riuscì a sentirla perché si era appena addormentato.

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