GaspareScimò

Amo Alessandra, i miei figli e scrivere. Il resto mi serve solo a far meglio queste tre cose.

Più volte nella vita ho sentito l’irrefrenabile voglia di alzarmi in piedi e cominciare a camminare. Non di scappare, ma di avanzare, sempre dritto, senza fermarmi più, senza voltarmi.
Ero affamato di passi, e per questo desideravo mettere un piede davanti l’altro all’infinito, senza bagagli, scarpe comode o altro. Solo di alzarmi, all’improvviso, e muovermi, nello stato in cui mi trovavo in quel preciso istante. E così, come se fosse un gioco, iniziavo a camminare mentre la professoressa di matematica spiegava le equazioni di secondo grado, quando una lontana zia, semisconosciuta, veniva a farci visita a casa, o quando sentivo che il mondo intorno cominciava a starmi stretto. In verità, dopo pochi passi, riaprivo gli occhi ed ero rimasto fermo nello stesso punto: nella stessa classe con la stessa insegnante; nella stessa casa con la zia semisconosciuta; nella stessa vita. Probabilmente era l’idea della scoperta a elettrizzarmi, il desiderio di viaggiare. Sia chiaro, non è che la mia fosse una famiglia di esploratori, al contrario, in tutta la mia vita con i miei, di viaggi ne abbiamo fatti due. Due e basta. Entrambi a bordo della nostra Fiat 126 turchese. Il primo a Roma, per motivi di salute di mamma; il secondo a Firenze, perché papà doveva sostenere gli esami da maresciallo alla scuola militare di sanità. Quando diventai grande iniziai a muovermi più che potevo, perché viaggiare, per me, significava catapultarmi in un mondo incantato. Ogni volta, credevo di poter scoprire un mistero capace di cambiare per sempre me e la mia vita.
Oggi, dopo tanti anni, non desidero più di alzarmi e camminare all’infinito, però quando posso provo a scappare, come sto facendo questa sera a bordo di un aereo. Anche se parto per tornare quasi immediatamente. Sì perché, anche se sono cambiato, sento ancora l’entusiasmo di quando ero bambino, e domani sera, seduto su una poltrona – in una città lontano da casa – fantasticherò ancora su misteri da svelare, verità nascoste e nuovi significati che potrebbero cambiare me e la mia vita, nell’unico posto in cui i sogni resistono: il teatro.

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