GaspareScimò

Amo Alessandra, i miei figli e scrivere. Il resto mi serve solo a far meglio queste tre cose.

Una volta salito in aereo, dopo aver preso posto, la prima cosa che mi venne in mente fu: “E se mi succede qualcosa?”. I motori erano accesi, e ancora non ci eravamo mossi nemmeno di un millimetro. Allacciai la cintura e subito dopo il click sentii le domande di mamma e i silenzi di papà.
“E se ti succede qualcosa?” 
Quelle parole, dentro di me, suonavano in modo diverso. Adesso ero solo. Cominciai a pensare di aver fatto una cosa senza senso, mi vennero dei sensi di colpa per le preoccupazioni che stavo causando a miei genitori, mi chiedevo cosa avrei fatto al ritorno senza nemmeno un soldo.
“Ma che ci devi andare a fare a Cuba per tutto sto tempo?” non era mamma a chiedermelo e il silenzio non era quello di papà. Adesso, ero io a fare tutto. Cercavo solitudine e avventura, volevo crescere, e proprio nel momento in cui il mio desiderio stava prendendo forma, i dubbi mi stavano divorando. Tenevo tra le mani il biglietto aereo. CUBANA, c’era scritto in blu. Tenevo in mano quel pezzo di carta che mi stava portando così lontano e sentivo dentro tanta nostalgia. Come se quel viaggio fosse già iniziato da anni. L’aeroplano era ancora fermo, in realtà io ero già lontano. Provai a scacciare quel sentimento indesiderato e mi dissi che magari era normale provare qualcosa del genere la prima volta che si prende un volo così lungo. La voce del comandante, poi, gracchiò qualcosa dagli altoparlanti e pochi secondi dopo, le ruote del carrello si staccarono dalla pista e tutto diventò piccolo piccolo. Quel volo era completamente diverso dai pochi che avevo preso fino ad allora, infatti, guardandomi intorno, mi sembrò di trovarmi ad una specie di festa: il personale di bordo serviva in continuazione snack e bevande, era tutto gratis e nessuno dei passeggeri faceva complimenti. Nemmeno il sottoscritto. Tutti sorridevano e chiacchieravano ed io, che non ero né estroverso né spigliato, aprii la bottiglietta mignon di Havana Club 3 años, la prima di una lunga serie, e tornai a guardare quel pezzo di Italia inquadrata nel mio finestrino.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: