GaspareScimò

Amo Alessandra, i miei figli e scrivere. Il resto mi serve solo a far meglio queste tre cose.

Manuela è una bimba che noti immediatamente perché a differenza di tutti gli altri sembra l’unica che non riesca a divertirsi. A prima vista sembra molto più grande ma ha solo 8 anni e due occhi spaesati che in un contesto festoso, come quello di un villaggio turistico, non passano inosservati. Dovunque si trovi la riconosci immediatamente, anche in mezzo agli altri bambini perché sulla schiena le spicca una gigante X di pelle bianca su un rosso violaceo ai limiti dell’ustione.
In questi giorni di forte caldo non ho voglia di prendere il sole e cerco di restare, quanto più possibile, sotto l’ombrellone, solitamente non più di quindici minuti e infatti…
“Papà lo sai?” questo è il modo in cui Havana, da un po’ di tempo a questa parte, inizia qualsiasi tipo di conversazione con me, talvolta sparandomi due o tre “Papà lo sai?” di fila senza darmi il tempo di fiatare.
“No Havana cosa?”
“Questa è la mia amica Manuela.”
Io abbozzo un sorriso, tutte e due si prendono per mano e cominciano a correre verso il mare.
In lontananza Havana, risparmiandomi il “Papà lo sai?” mi urla: “Mi faccio il bagno con la mia amica.”
In acqua c’è Alessandra che gioca con Moreno e Irene, a loro si uniscono Havana e Manuela.
Mi stupisce molto che quella bambina, a differenza degli altri, sia sempre sola quindi comincio a guardarmi intorno alla ricerca dei suoi genitori.
Così per curiosità.
“PAPÀ…PAPÀ, PAPÀ.”
Tra un tuffo e un altro Irene mi chiama interrompendo la mia ricerca.
Continua a gridare PAPÀ come se avesse qualcosa di importante da dirmi.
“Non è suo papà.” puntualizzano immediatamente Moreno e Havana rivolgendosi alla nuova amica.
Intanto Irene continua a gridare senza fermarsi: “PAPÀ…PAPÀ, PAPÀ.”
Manuela sembra confusa, Moreno quindi continua la sua spiegazione e indicando Alessandra le dice: “Lei è la mamma di Irene e quello è nostro papà.”
Lentamente io mi avvicino e una volta raggiuntili Irene mi abbraccia e Alessandra, a mò di saluto, sorridendo mi dice: “Amore.”
Un altro urlo adesso ci raggiunge, sguaiato e fastidioso: “Manuuuu.” Finalmente si materializza la mamma di Manuela.

“Che c’è?” risponde da lontano la bambina mentre tutta la spiaggia assiste alla conversazione che presto ci avrebbe visti coinvolti.
“Il mangiare.” urla la madre.
“Non ne voglio.”
“Come più tardi mi dici che hai fame, ti faccio vedere io.”

La signora nel frattempo è scomparsa di nuovo mentre Manuela le sta ancora urlando: “Restò qua mamma, lui è il papà per finta, però sono sposati, perché lei lo ha chiamato Amore.”

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