GaspareScimò

Amo Alessandra, i miei figli e scrivere. Il resto mi serve solo a far meglio queste tre cose.

Ieri durante il musical dedicato alla Santuzza una scena tra tutte mi ha colpito profondamente: Palermo è ormai in ginocchio a causa della peste e c’è un padre che cammina per le strade della città portando tra le braccia il cadavere della propria piccola figlia (Luigi Burruano interpreta il ruolo di questo padre disperato).
Un carro viene tirato da due uomini che raccolgono i morti, li mettono sul carro e vanno via.
Le urla di dolore del padre

 attirano i due becchini che si fermano e uno dei due si avvicina a quell’uomo distrutto dal più grande dei dolori: la morte del proprio figlio.

“Ramm’à picciridda.” gli ordina l’anziano che traina il carretto.
Il padre non vuole saperne anzi stringe la bimba ancora più forte a sé.
“Ramm’à picciridda.” gli ripete dopo un po’.
I toni si fanno sempre più duri, quasi minacciosi; il vecchio sa bene che l’uomo che ha di fronte preferirebbe morire che consegnare la propria figlia e alla fine gli strappa quel corpicino dalle braccia con violenza.
Il povero padre cade a terra urlando, piangendo e contorcendosi mentre il carretto, un po’ più carico, riprende a muoversi.

Questa era la finzione, una scena dello spettacolo del Festino di ieri.
Mentre la guardavo pensavo a Lollo Franco – che come ho letto su Facebook, per qualcuno, è il nome di un’emoticon riuscita male – e pensavo a quanto quella scena sia stata voluta e sofferta.
Pensavo al senso che quella precisa scena ha avuto per lui che è stato il regista dello spettacolo.
Nella vita reale infatti – e piu precisamente nel 2009 – Lollo Franco perse la figlia Malvina a causa di uno shock anafilattico.

Ieri sera, sul palco, Luigi Burruano gridava il dolore più grande del mondo, quello delle persone più vulnerabili: i genitori.
In quel momento finzione e realtà si sono intrecciate, moltiplicando le emozioni di chi conosceva la tragica storia di Malvina e di papà Lollo.
Nonostante ciò molti sono quelli che si sono lamentati del Festino “Era più bello quello di tot anni fa” “Il recitato era troppo lungo” “Questi soldi potevamo spenderli così o colì.”…

Ho ascoltato per l’ennesima volta le stesse precise lamentele sul Festino che sentivo dire quando ero piccolo.

“Forse le lamentele sono le stesse perché abbiamo gli stessi problemi.” ho detto a me stesso, ma poi ci ho ripensato meglio e ho capito perché a Palermo ci lamentiamo, sempre e comunque, di tutto e di tutti, criticando e piangendoci addosso.
Perché a Palermo la vera peste siamo noi palermitani: cani impazziti che si mordono la coda.

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