GaspareScimò

Amo Alessandra, i miei figli e scrivere. Il resto mi serve solo a far meglio queste tre cose.

Ieri è stata una bellissima giornata alla scoperta della natura e del mondo delle api.
Tenevo d’occhio i miei bimbi come se fossi la guardia del corpo del presidente degli Stati Uniti e nel frattempo constatavo con quanto entusiasmo, grandi e piccini, partecipavano alle attività.
La gioia più grande è stata vedere i piccoli nativi digitali abbandonare i loro tablet e dimenticarli per tutto il giorno.
Più tardi, invece, notavo quanto le altalene aiutino a capire i bambini e il loro mondo, specialmente quelle in cui il seggiolino è agganciato ad una fune che permette di oscillare con più libertà, rispetto alle catene metalliche.
Chi spingeva; chi voleva esser spinto: chi voleva riuscire da solo a schizzare più in alto possibile; chi, piuttosto che dondolarsi avanti e indietro, oscillava in modo circolare come una giostra impazzita; chi una volta su non voleva saperne di scendere; chi è rimasto solo a guardare.

Il seggiolino era regolato un po’ troppo in alto e Moreno aveva risolto il problema poggiando il petto sul sedile, con l’aiuto dei piedi girava fino a far intrecciare completamente la corda e poi, stirando le gambe in alto, volteggiava veloce su sé stesso come fosse l’elica di un motore.
Dopo l’ennesimo giro mi a raggiunto e mi ha chiesto: “Papà, mi aiuti a salire?” quindi ci siamo messi a turno.
Diversi minuti dopo toccò a noi, lo sollevai e lo aiutai a mettersi seduto. Mi accorsu fin da subito che non era a suo agio. Era più in alto di quanto pensava e forse voleva chiedermi di scendere ma girò la testa verso di me e con lo sguardo serio mi disse: “Piano.”

Lo spinsi delicatamente, nonostante ciò capivo che aveva paura ma non gli dissi di scendere, lo lasciai libero di decidere. Lui si girò, questa volta molto lentamente, e mi chiese: “Papà, così è piano?”
“Sì Moreno. È piano.”

Più che spingere cercavo di non farlo cadere. Era in difficoltà, teso come se si trovasse a diversi metri di altezza, qualche secondo si girò ancora verso di me, mi guardò  e mi chiese: “Papà, resti con me?”
“Certo che resto con te.”
“Anche quando sarò grande?”
“Per sempre con te.”

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